“WARRIORS of the RAINBOW BRIDGE” – Sinossi esclusiva !!!


L’altro giorno vi abbiamo deliziato con il soggettone di “Acquacity”, oggi ne abbiamo un altro per voi, e trattasi della prossima e mastodontica storia a colori: “Warriors of the Rainbow Bridge”, una horror-western story tutta da amare e scoprire!

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Old West, 1891.

Tre cacciatori di taglie, conosciuti come i WRB, sono sulle tracce di un leggendario quanto fantomatico mutaforma che sta sterminando una città dopo l’altra.
Il trio è solido e ben rodato, ma si trova di fronte un’organizzazione letale che mette a repentaglio l’esistenza stessa dell’umanità.

Provenienti da Rainbow Bridge, un bellissimo paesino devastato dai mutaforma, i Nostri sono dei cacciatori di taglie che guidano l’unico mezzo motorizzato della storia: un fugone blindato alimentato con miscele di superalcolici.

Legend (Bruce Campbell), il capo della banda, è un uomo sui 45 anni, alto e piuttosto imponente, ma non un macho nel senso classico del termine.
E’ un eroe di ‘sorta’, sempre alla ricerca della sua Shangri – La personale, armato di fucile Remington, con una passione per la chitarra country, le donne e le battute ad effetto. Guida la ciurma con somma noncuranza, ma è benvoluto dai suoi compagni: Manticora e il Pistolero scheletro, due personaggi molto particolari.

Manticora è una salamandra antropomorfa, autista ufficiale della compagnia. Un arguto ma silente membro della banda, precisissimo nella lotta e armato di balestra automatica. E’ un dipendente del gioco d’azzardo e sulla sua testa di rettile ci sono molte taglie con ricompense elevate.

Il Pistolero è un residuato di inizio ‘800. Un vecchio cowboy sommario e scorbutico, con fare scortese e maleducato. Ha buon ‘cuore’ e tutto sommato è un buon membro, se calcoliamo la rapidità di fuoco che scatena con le sue rugginose Colt.45.

La loro esistenza si sviluppa attorno alle missioni che gli vengono affidate o che loro stessi si procurano. Da un po’ di tempo a questa parte però, in seguito a diverse lettere spedite da un anonimo committente, la squadra di Rainbow Bridge è sulle tracce di un misterioso e spietato mutaforma, tale Zoltar, lo stesso fuorilegge extra – dimensionale che aveva ucciso tutti e bruciato la loro bucolica città natale (che noi vediamo solo attraverso alcuni flashback).

La rincorsa al misterioso umanoide li fa incappare nel loro vasto clan di uccisori succhia – vita che risiedono nei pressi di Deadwood, nel Sud Dakota. I mutaforma sono ovunque, sono tra gli esseri umani, e provengono da una dimensione parallela che trova il suo punto focale nel portale d’ingresso dimensionale situato a Sheridan, nel Wyoming, tra le vecchie rovine di ‘Taur’.

A Deadwood i nostri fanno conoscenza con dei personaggi di contorno fondamentali, tra cui Nash (Johnny Cash), un favoloso barista strimpellatore, proprietario del ‘Carnival Saloon’, che sfida Legend in un duello country; Fleetwood (John Wayne), una vecchio mercenario con un braccio – uncino dal quale imparano come individuare e combattere i mutaforma; Desert (Tina Turner), una procace ex-prostituta esperta di voodoo che gestisce un emporio esoterico e con cui Legend inizia una tresca amorosa; Vastus (Yul Brinner), lo sceriffo di Deadwood, un severo uomo di legge con un passato oscuro quanto l’abisso, e infine Merrin (Steve Martin), un uomo-licantropo inoffensivo che soffre di solitudine, mangia bacche selvatiche e ulula nel cuore della notte.

Il compito è semplice ma nel contempo arduo per i Nostri: sistemare le cose e ripristinare l’ordine generale. Il ‘clan’ WRB si arma a dovere per colpire duramente i mutanti mutaforma che, nel mentre, non risparmiano nessuno e uccidono tutti coloro con i quali entrano in contatto, proprio come un virus letale e che, secondo gli insegnamenti di Fleetwood, possono morire solo se colpiti in testa dopo la mezzanotte e prima dell’alba.
La tattica sembra funzionare, anche se Legend & Co. non sanno ancora che Vastus è il tramite tra i mutaforma e gli esseri umani. E’ un traditore fottuto che gioca nel buio con le vite degli altri. A farne le spese è Desert che, dopo aver averlo conto in fallo insieme a un emissario a parlare del portale, viene brutalmente assassinata dallo stesso.
Prima di morire, la fiamma di Legend riesce a scrivere, con il sangue, il luogo di provenienza del male, ovvero la cittadina di Sheridan e le rovine di Taur.

Vastus è il secondo villain della storia, insieme al quasi impalpabile ma super ostico Zoltar.
Lo sceriffo è un uomo sgradevolmente educato per certi versi, e mette tutti un po’ a disagio. Nash, da buon country-man ribelle non lo sopporta, Fleetwood è stato suo nemico in passato (ecco il perché del braccio – uncino), gli altri abitanti di Deadwood gli portano rispetto, ma sono impauriti dalla sua autorevole figura.

La misteriosa missione affidata via lettera al nostro amato team di scacciapensieri è in realtà ideata dal malevolo Vastus che, con l’inganno dell’anonimo committente, li voleva proprio li a Deadwood per sistemarli in un secondo momento in modo da far prosperare i suoi alleati extra – dimensionali.

I nostri ragazzi vengono depistati dallo stesso che, facendo finta di aiutarli, li spedisce sui monti Allegheny, dove risiede un nascondiglio di potenti mutaforma pronti a ucciderli, capeggiati da un caprone parlante di nome Franco.
Ma il diabolico piano fallisce, perché il WRB stermina tutti i mutanti montanari grazie all’aiuto di Fleetwood, che compare eroicamente a cavallo prima dello scontro e uccide il caprone diabolico che, in punto di morte, confessa le intenzioni di Vastus, condannandolo a una brutta fine.

Durante l’assenza del clan di cacciatori però, il povero Nash viene preso in mezzo e fatto esplodere insieme al suo amato saloon per mano degli scagnozzi dello sceriffo.

Così, dopo la morte di Desert, quella di Nash e il ritrovamento del biglietto scritto con il sangue, Legend e la sua squadra di cacciatori fa irruzione nell’ufficio di un impreparato Vastus. Lo uccidono insieme ai suoi secondini in modo molto violento, prima di concentrarci sul male vero, quello protratto dal millenario Zoltar e dalla sua compagine infernale, colpevole –anni e anni prima- di aver distrutto la loro splendida Rainbow Town e di aver sterminato centinaia e centinaia di innocenti nel corso degli anni.

…Riuscirà il nostro chiassoso team a risolvere la situazione e a salvare il mondo?

“Warriors of the Rainbow Bridge” ci colpisce in pieno volto con il suo andamento horror a tratti surreale, nel contempo violento e umoristico; omaggia i grandi autori e registi del passato, da John Carpenter a Sam Raimi, passando per Stephen King e Don Coscarelli.

Le ambientazioni della storia sono a cavallo tra reale e fittizio, da Deadwood alle Rocky Mountains, dai monti Allegheny fino alla città – portale Sheridan, passando per i flashback di Rainbow Bridge.
Succede di tutto: balletti macabri al crepuscolo; duelli ‘spaghetti western’ con armi da fuoco; morti violente; anime risucchiate. C’è lo humor verbale di Legend, mutuato dalle numerose pellicole indipendenti di Bruce Campbell; c’è il sesso a buon mercato; c’è la vendetta tradizionale che i nostri protagonisti vogliono consumare a tutti i costi; c’è il male da sconfiggere e la dimensione parallela che incombe sul destino dell’uomo.

Tutti elementi ‘horror’, tutti elementi ‘umoristici’ ed esagerati, se vogliamo. Il tutto ci porta alla storia, questo mix febbricitante di cui vi abbiamo a lungo parlato. Una storia disegnata e designata per fare breccia.

Ancora una volta però è il cuore a parlare. Da fan a fan, in un turbinio di emozioni, scene da top ten e battute d’annata.

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